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La scoperta delle isole di Capo Verde risale alla metà del XV secolo quando, probabilmente nel 1456, vi sbarcarono Antonio da Noli e Diogo Gomes al servizio del Re del Portogallo.

Negli anni successivi inizia la colonizzazione portoghese e il popolamento delle isole. A Sao Tiago viene fondata la più antica città europea ai tropici.

A partire dagli ultimi anni del 1400 Capo Verde, diventata ufficialmente colonia portoghese, è uno scalo importante nelle rotte del commercio di schiavi verso le Americhe.

tratta schiavi

Cartina delle rotte delle navi negriere (1500-1700)

Nei secoli successivi Ribeira Grande diventa il principale centro di smistamento portoghese per gli schiavi trasportati dalle coste africane.

A partire dalla metà del 1700 si ripetono periodi terribili di siccità che causano la decimazione della popolazione.

Nel 1878 anche il Portogallo abolisce la schiavitù. In questo modo cessa il traffico delle navi negriere, ma non la povertà degli abitanti delle isole che hanno ormai una propria identità e lingua.

La dominazione portoghese continua con una politica di sfruttamento della popolazione locale e di governo autoritario che portano la popolazione a una situazione di crescenti difficoltà e, nei periodi di siccità, alla morte per fame e malattie.

Capo Verde ottiene l'indipendenza nel 1975. In un primo momento il Partito africano per l'indipendenza di Guinea e Capo Verde (Paigc) che lo governa cerca di portare
alla integrazione con l'altro stato governato: la Guinea Bissau. Tuttavia, negli anni successivi, questa prospettiva svanisce e si hanno anche momenti di tensione.

Nel 1992 viene promulgata una nuova costituzione che riconosce il multipartitismo. Da allora si alternano al governo il Movimento per la democrazia (Mpd) e il Partito africano per l'indipendenza di Capo Verde (Paicv) erede del Paigc.

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